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A cercar la bella morte

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In questa opera autobiografica, Mazzantini racconta la sua esperienza di giovane “ragazzo di Salò”. A diciotto anni, dopo l’armistizio dell’8 settembre, Mazzantini scappa da casa per andare al fronte a combattere. Unitosi ai superstiti di un battaglione di Camicie Nere conoscerà sui monti della Valsesia e della Val d’Ossola gli orrori, le lacerazioni e le contraddizioni della guerra civile. Giulio Nascimbeni di questo libro ha scritto: “E’ la storia di uno dei tanti che dopo l’8 settembre scelsero di stare dalla parte dei tedeschi e dei repubblichini. Sognavano di combattere in prima linea contro gli angloamericani che risalivano lentamente l’Italia; quasi tutti andarono invece a rastrellare partigiani e renitenti alla leva nelle valli del settentrione”.

“In questa vicenda quotidiana, senza buoni e senza canaglie, Mazzantini raggiunge una drammaticità e una credibilità da documento-testimonianza destinate a lasciare il segno…Forse ci voleva la brutale poesia di questo romanzo per venire in soccorso all’incoscienza storica nazionale” (Giordano Bruno Guerri)

“Il libro è una pittura di sangue, una registrazione di angoscia e di inesplicabile fatalità e quindi, alla fine, di dolore umano”. (Claudio Marabini)

Tradotto in inglese, il romanzo vinse il Foreign Fiction Award dell'”Independent” nel maggio 1992, per il quale Joseph Farrel scriveva: “Alcune descrizioni hanno la ossessionante intensità e il realismo di Goya…Lo stesso Dostoevskij non avrebbe potuto ricreare con maggior precisione la ferocia del momento e l’amarezza del dopo”.

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