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All Blacks

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Charles John Munro, che organizzò la prima partita, 18 contro 18, in un giardino botanico. William McKenzie, che per mascherare la prima espulsione della storia uscì dla campo fingendo di zoppicare. Dave Gallaher, che nella vita faceva il capo di un macello, e sul campo, spesso, pure.Bob Deans, che sul letto di morte giurò di aver segnato una meta, non convalidata, contro il Galles. George Nepia, che nella vita era contadino e con la Depressione diventò un contadino al verde e allora passò professionista in Inghilterra nel rugby a XIII. Reid, cui sua madre, infermiera, impose il nome Sana Torium. Kevin Skinner, che ogni volta entrava in campo come se fosse la sua ultima partita, e invece spesso era l’ultima del suo avversario. Don Clarke, che per partecipare alla prima selezione fece 18 chilometri e mezzo a piedi e quando arrivò, scoprì che la selezione si era già conclusa. Wayne Shelford, che per smuovere un compagno lo prendeva per il collo e gli dava un calcio in culo. John Kirwan, che prima delle partite sistemava la maglia su una sedia con il numero che lo guardava. Craig Green, che da piccolo era grande e da grande era piccolo. Jonah Lomu, che senza il rugby sarebbe morto o finito in galera. Tana Umaga, che a Viadana si è sentito come a casa sua. Ah, gli All Blacks. C’è solo una cosa più difficile che diventare All Blacks: restare un All Blacks. Pagine 185 – Formato 19×23 – Anno 2006

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