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Anteo Zamboni e l’attentato a Mussolini

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L’antifascsmo anarchico e l’intrigo massonico. Il 31 ottobre 1926 l’adolscente Anteo Zamboni sparò a Mussolini a Bologna, sbagliò il colpo e venne subito ucciso a pugnalate da un manipolo di fascisti. Elininato il responsabile, la Polizia andò a caccia dei possibili complici scoprendo che l’attentato era stato preparato dai suoi famigliari e specialmente dalla zia Virginia, vecchia ed irriducibile anarchica e dal padre Mammolo, singolare figura di “anarchico-massone-fascista”. Processati dal “Tribunale Speciale”, la zia e il padre vennero condannati ad una lunga e dura pena detentiva. Sullo sfondo indistinto e confuso restò l’ombra di trame occulte e di manovre cospiratrici di elementi legati alla Massoneria che dall’estero avrebbero spinto la famiglia Zamboni ad un gesto estremo che avrebbe dato il segnale per una nuova offensiva armata antifascista. Sull’attentato iniziarono subito a circolare le più disparate ipotesi, ma solo il movimento anarchico rivendicò il gesto individuale di rivolta del ragazzo.
Analizzando con grande attenzione l’ampia documentazione dell’Archivio Centrale dello Stato questo libro smonta tutte le fantasiose ipotesi e sostiene l’autenticità dell’attentato a Mussolini. Con alle spalle, forse senza saperlo, una torbida macchinazione massonica.

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