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Chi comanda in America

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“Chi comanda in America” è il logico sviluppo di “11 Settembre colpo di stato in U.S.A.”, in cui si ipotizza lo scenario non di un attentato, ma di un putsch. In “Chi comanda in America” si analizza chi sono i componenti principali dell’establishment U.S.A.; in questo paese, per esempio, viene istituita una festa nazionale per celebrare il compleanno del rabbino capo della potentissima setta Lubavitcher e il ministro della Difesa, Donald Rumsfeld, ha inaugurato un’inquietante “privatizzazione” del Pentagono (mercenari privati, a contratto, formano ormai il 10 per cento della forza armata spiegata sui teatri di guerra, dall’Afghanistan all’Irak); la strategia militare è appaltata a istituti di ricerca privati, come il Defence Policy Board dell’israelita Richard Perle. Ora, Richard Perle (già dirigente della Soltam, fabbrica d’armi israeliana) siede con il numero due del Pentagono Paul Wolfowitz e col numero tre, Douglas Feith, in an’altra “fondazione culturale” privata: il Jewish Institute for National Security Affairs (JINSA). Qui, con i “consiglieri strategici” privati e filo-israeliani, compaiono generali e ammiragli che presiedono i consigli d’amministrazione delle grandi fabbriche di armamento a contratto per il Pentagono, il cosiddetto complesso militare-industriale. Nel JINSA si annodano le volontà politiche convergenti, l’abitudine alla segretezza, l’ideologia guerrafondaia, la disponibilità di mercenari tecnologicamente all’avanguardia e – soprattutto – tecnologie militari top secret che possono trasformare un Boeing di linea in un proiettile volante teleguidato, solo modificando il software del pilota automatico. Insomma, le competenze necessarie per attuare gli eventi dell’11 settembre e realizzare, dietro la maschera dell’attentato “arabo”, un colpo di Stato.

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