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Fascismo di calcestruzzo

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Il “Ventennio” non è stato solo quello Fascista (1922-1945). In architettura esso fu anzitutto caratterizzato dal largo uso di un nuovo materiale e dalle relative tecniche e possibilità: il cemento armato (che a essere precisi è calce-struzzo armato). Le cartoline vedutistiche hanno sempre documentato gli edifici più nuovi; ora che la novità coincide con lo stile “moderno” e “razionalista” esse si fanno ancor più abbondanti e tipiche. Il “Ventennio” dell’architettura moderna italiana inizia di fatto negli anni ’30 quando il regime fascista reagì alla crisi economica con una vasta politica di opere pubbliche (stazioni uffici postali scuole colonie per i ragazzi…) ma anche edifici direttamente funzionali alla politica del regime (Case del Fa-scio dei Balilla…); inoltre fondò numerosi borghi e cittadine su terre appena bonificate o che restavano abbandonate. Gli anni Trenta sono in assoluto quelli in cui gli architetti italiani lavorarono maggiormente discussero di più furono più legati al governo. Oggi possiamo chiederci quanto furono fascisti oppure semplicemente moderni. Le numerose cartoline che documentano i loro lavori ne ignorano gli autori ma tengono il polso di una situazione che era a tutti evidente: gli Italiani producendole comprandole e spedendole liberamente ne andavano fieri. Qui per la prima volta esse sono usate come fonte documentaria.

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