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Gerarchia. 1939 Gennaio-Giugno

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Agli inizi del 1922 vedeva la luce il mensile “Gerarchia”: la “rivista politica di cultura” voluta da Benito Mussolini avrebbe seguito da vicino la parabola del suo fondatore — l’ultimo numero uscirà infatti nel luglio 1943, data ufficiale della fine del regime fascista, cui farà seguito di lì a poco l’epopea della Repubblica sociale italiana. Nel numero di inaugurazione del 25 gennaio 1922, Benito Mussolini — nell’editoriale Breve preludio — spiega il titolo e il senso della testata: «GERARCHIA vuol dire scala di valori umani, responsabilità, doveri, disciplina; significa prendere “una posizione di battaglia contro tutto ciò che tende — nello spirito e nella vita — ad abbassare e distruggere le necessarie gerarchie”, funzionali a qualsiasi sistema. Il FASCISMO rispetta la tradizione ma non può arrestarsi di fronte a gerarchie in declino che, avendo esaurito il loro ciclo storico, sono ormai incapaci di esercitare la loro funzione dirigente. In Italia le gerarchie al tramonto devono cedere il comando alle nuove gerarchie ascendenti nate dal fascismo. L’importante è dunque innestare nel tronco di talune gerarchie elementi nuovi di vita».

Alla prestigiosa pubblicazione collaboreranno le migliori menti dell’epoca, come Berto Ricci, Margherita Sarfatti, Mario Appelius, Giuseppe Bottai, Curzio Malaparte, Nicolò Giani e molti altri.

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