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I demoni del bene

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L’ideologia del genere è una mutazione antropologica e culturale omologa a quella altrettanto radicale che segna i processi economici e produttivi.
L’ideologia gender nega l’ordine naturale, l’eredità biologica, l’innato, le tradizioni,
il passato. Tutto è liquido, flessibile, mobile. Nella fluidità e vacuità dell’esistenza, non si nasce uomini e donne: il sesso diventa una scelta. Non devono più esserci appartenenze, legami, identità culturali, linguistiche e comunitarie.
Per Alain de Benoist l’ideologia gender è l’esito di un disperante e banale nichilismo.
Si punta a far apparire un ultimo uomo nuovo, che non dovrà niente a nessuno, perché sarà completamente causa sui, causa di se stesso.
Un individuo che non si sentirà debitore di alcunché, né coinvolto da alcuna altra dimensione storica se non quella di un perpetuo presente, i cui unici legami sono contrattuali e dunque provvisori.
È l’uomo dell’Impero del Bene, uno zombi beato, un uomo «senza qualità».
Questo zombi è beninteso uno sradicato, spiega Alain de Benoist, «termine che bisogna intendere in primo luogo in senso spirituale».
È quell’essere «senza affiliazioni, in rottura con il legame sociale, ripiegato su se stesso nell’anonimato di massa, le cui uniche esperienze avvengono per procura e che, non riuscendo a intrattenere veri rapporti con i suoi simili, si trasforma in scimmia sapiente, in pigiatore di tasti, in prolungamento del mouse, del telefono cellulare o del telecomando».

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