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Il Capo di cuib

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“Le guerre sono vinte da coloro che hanno saputo attrarre dall’alto, dai cieli, le forze misteriose del mondo invisibile e assicurarsi il concorso di queste forze. Queste forze misteriose sono gli spiriti […] dei nostri antenati […] Prima di essere un movimento politico […] il movimento legionario è una scuola spirituale in cui entra un uomo per uscirne un eroe […] Cercate programmi? […] Sarebbe meglio cercare uomini […] – non di programmi si sente il bisogno nel paese, bensì di uomini e di volontà […] Il nostro movimento legionario rivela essenzialmente il carattere di una grande scuola spirituale. Esso tende a suscitare fedi insospettate, esso mira a trasformare, a rivoluzionare le anime. Gridate ovunque che il male, la miseria, la rovina vengono dall’anima. L’anima è il punto cardinale su cui occorre operare nel momento presente. L’anima dell’individuo e l’anima del popolo”.

Ciò che fa l’inattualità, quindi la perennità, di questo libretto – breviario di ortodossia e di ortoetica che, steso da Codreanu per i legionari della ‘Guardia di Ferro’, venne da Nae Jonescu paragonato agli Esercizi spirituali di s. Ignazio di Loyola – è il suo intendimento di allevare anime. Di fare dell’anima il soggetto che nell’uomo guida la contemplazione e ne disciplina la concentrazione e la comprensione: il presidio da cui sorvegliare i moti del corpo della storia. Nel tempo l’émpito della decadenza vorrebbe affondare tutto – essenze spirituali, stili di vita, lineamenti estetici -, e poi trascinare il tempo stesso verso la dissoluzione. E allora ciò che fonda il tempo, che lo precede e domina, a insorgere e ad aspettare la storia al varco: per purgarla e purificarla. Ben accordati dai canoni etici di Codreanu, gli strumenti delle anime dei legionari tentarono questa opera, e se, nell’immediato, le loro voci non riuscirono a soffocare il rumore del tempo, la vibrazione che ne rimane ancora tonifica l’attenzione ed edifica l’attesa per l’Ordine – all’interno dell’uomo e delle sue comunità – da parte di quanti non si piegano alla congiuntura della storia.

Nota Editoriale
Il vocabolo romeno cuib (pi. cuiburi; cfr. latino: cubare, cubile) assume in italiano i significati di nido, covo, focolare. Preso in sé, tuttavia, ciascuno di questi termini italiani non riproduce il senso proprio in cui la parola cuib viene impiegata nel testo. Nella impossibilità di ottenere una sintesi dei significati delle parole italiane corrispondenti, si è preferito mantenere il termine originario.

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