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Il movimento dannunziano

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L’occupazione dannunziana di Fiume prende il periodo dal Settembre 1919 al Gennaio 1921. In tutta questa fase D’Annunzio appare come l’antagonista dei governi “neutralisti” di Nitti e Giolitti, e il campione del nascente movimento fascista, che si pone alla testa dell’agitazione a suo favore in Italia. Da qualche tempo si tende a combinare il contesto scapigliato dell’impresa fiumana con altre scapigliature fiorite assai più tardi e in contesti ideali tutt’affatto differenti, come a volergli conferire una interessata “rispettabilità”. Ancor più vistosamente ciò è accaduto per il Futurismo, annesso anima e corpo alle opzioni ideologiche del momento. L’interpretazione “a caldo” che Amadeo Bordiga – fondatore del Partito comunista d’Italia – dà dell’“impresa” fu del tutto differente e, dal suo punto di vista di critico radicale, non esitò ad ancorarla al “democraticismo riformista” il che, come scrisse Franco Livorsi in uno studio del 1976 che rimane a tutt’oggi una delle rarissime occasioni concesse dalla cultura ufficiale a questo protagonista del XX secolo, “non sarebbe contraddetto dalla tendenza alla dittatura del ‘comandante’, ma dimostrerebbe anzi la compatibilità fra la democrazia e tale forma di governo”.

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