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La fine del mondo

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romanzo di fantascienza futurista

Pubblicato nel 1921, La fine del mondo è uno dei primi romanzi di fantascienza futurista, una visione avveniristica che anticipa temi cari a Bradbury, Simak, Sturgeon e soprattutto a James Blish. Volt immagina che nel 2197 l’invenzione di un materiale antigravità, la piombide, permette la costruzione di navi spaziali, le eteronavi, e l’esplorazione del Sistema Solare. La Terra è diventata invivibile per il degrado ecologico, il susseguirsi di disastri naturali, l’esaurirsi delle risorse energetiche e la sovrappopolazione. Cinquanta anni dopo, nel 2245, si costituisce la Società di Navigazione Transeterica con lo scopo di costruire una flotta di vascelli spaziali e la colonizzazione di altri pianeti, in pratica di Giove. Da questa possibilità si verifica uno scontro politico-ideologico fra i sostenitori di idee pacifiste e umanitarie e i teorici di una espansione di tipo imperiale: il protagonista Paolo Fonte, ideatore della Società, minato da un grave male, si deciderà a compiere l’azione risolutiva per il bene dell’umanità contro tutti i divieti politici del Consiglio Mondiale.

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