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L’apocalisse della modernità

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Nell’agosto 1914, allo scoppio delle ostilità, molti avevano esultato e si erano arruolati entusiasti.
Dopo pochi mesi, l’entusiasmo era scomparso.
Tutti si resero conto che la guerra era completamente diversa da quelle fino ad allora combattute: la realtà della Grande Guerra rappresentava, oltre che il tramonto della Belle Époque, il naufragio della civiltà moderna, una cesura drammatica tra il «prima» e il «dopo», che ha segnato e ancora segna la coscienza contemporanea.
Emilio Gentile ricostruisce il contesto sociale, culturale e antropologico entro il quale maturò quella che è ritenuta dagli storici una delle più tragiche esperienze del Novecento, soffermandosi in particolare sugli artisti e gli intellettuali che, se all’inizio avevano invocato la guerra come una catarsi, si fecero poi interpreti dell’angoscia profonda da essa scatenata. Grazie a un’originale rilettura di questi anni decisivi per l’Europa, Gentile riesce a farci percepire appieno la vitalità febbrile e l’atmosfera oscillante fra ottimismo e catastrofismo che precedettero lo scoppio del conflitto, e l’apocalittico senso di sgomento che in breve tempo le avrebbe sostituite.

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