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L’eredità celtica

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 20.14
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Un ampio e serio saggio che, lungi dall’identificare la civiltà dei Celti con i simboli della New Age o di altre interpretazioni alla moda, analizza le antiche tradizioni dell’Irlanda e del Galles attraverso i testi del francese Dumézil, del romeno Eliade, dell’austriaco Zimmer, dell’anglo-indiano Coomaraswamy e, poi, dell’americano Campbell con riferimenti anche alle teorie dello psicologo svizzero Jung.
I miti celtici sono visti dai due Autori – attraverso uno studio comparato delle religioni, della mitologia e dell’antropologia – come dei serbatoi dell’immaginario collettivo occidentale, portatori di “significati che non si possono completamente ricondurre alle categorie della ragione, o spiegare per mezzo della storia e della scienza”.
Le narrazioni medievali diventano quindi dei veri e propri catalizzatori delle funzioni “positive” della fantasia, una fantasia che non è deplorevole fuga dalla realtà ma strumento necessario per rendere il mondo reale meno reale e il trascorrere del tempo meno opprimente.
– La prima parte dell’opera esamina gli aspetti caratteristici che contraddistinguono i vari Cicli di racconti e i personaggi che vi hanno maggior rilievo;
– la seconda svela la struttura cosmologica sulla quale sono intessute le azioni delle storie;
– la terza, infine, approfondisce i temi di particolari categorie di narrazioni che parlano di Concepimenti e Nascite, Avventure sovrannaturali, Corteggiamenti e Matrimoni, Morti violente e Viaggi nell’Altro Mondo, cercando di comprendere la loro funzione religiosa e di afferrare il loro significato trascendente.

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