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Marco Aurelio e la fine del mondo antico

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In Marco Aurelio, prima console e poi imperatore romano nel II secolo, Renan ritrova quella stessa passione per la filosofia e la ricerca intellettuale che aveva segnato il suo passaggio dagli studi teologici a quelli filosofici. Scritto nel 1882, come parte del più ampio progetto di una storia delle origini del Cristianesimo, il racconto della vita di Marco Aurelio assume le forme di una profonda riflessione sui concetti di giustizia e tolleranza e del loro rapporto con lo sviluppo politico e sociale dell’uomo. La Roma imperiale riproduce quella tensione tra il pensiero filosofico e l’idea religiosa, che ancora non riesce a trovare una composizione pacifica. Marco Aurelio, fedele alle tradizioni della società romana, non fermerà la persecuzione dei credenti, di cui mal tollerava la spiritualità astratta e irrazionale. Tuttavia, egli sarà sempre un «mite persecutore» e non sarà in grado di fermare lo sviluppo ormai straripante della Chiesa di Roma. Unendo un’attenta ricerca storica a profonde considerazioni di carattere filosofico e teologico, Renan riesce a rendere con grande chiarezza l’avanzare parallelo, da Occidente a Oriente, di Impero e Chiesa, in una competizione costante e irreconciliabile, che si attenua solo con la morte di Marco Aurelio, per poi riprendere per tutto il secolo successivo senza però che il principio imperiale fosse più sostenuto dalla saggezza e dall’equilibrio dell’imperatore filosofo.

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