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Metafisica del sesso

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Dopo una introduzione sul sesso nel mondo moderno (Il sesso nel mondo moderno), Evola suddivide il testo in alcuni capitoli: il primo (Eros e amore sessuale) ha un carattere pragmatico e concreto; il secondo (Metafisica del sesso) affronta il tema del sesso secondo la tradizione classica (il mito dell’androgine, Eros, Afrodite, etc.); il terzo (Fenomeni di trascendenza nell’amore profano) si occupa dell’amplesso da un punto di vista superiore, cercando di scorgere quei fenomeni trascendenti (a volte semplici retaggi) che si registrano nell’atto sessuale; nel quarto (Dei e dee, uomini e donne) l’autore analizza in maniera analitica le differenze tra i due sessi; nel quinto (Sacralizzazioni e evocazioni) Evola fa una disamina storica sull’argomento: il mondo della tradizione, il Cristianesimo, la cavalleria medievale, i Fedeli d’Amore); l’ultimo capitolo, il sesto (Il sesso nel dominio delle iniziazioni e della magia) si occupa dell’aspetto più propriamente magico ed esoterico: taoismo, yoga, tantrismo, ermetismo.
Il termine “metafisica” è usato dall’autore con un duplice significato: da una parte una metafisica intesa come una ricerca del significato ultimo dell’eros e dell’esperienza sessuale al di là della fisiologia e dell’istinto di riproduzione; dall’altra uno studio volto ad individuare anche nelle forme di amore più comune un’esperienza trascendentale. È lo stesso Evola a testimoniarlo: «In quest’opera il termine metafisica viene usato in un duplice senso. Il primo senso è quello corrente in filosofia, dove per metafisica s’intende generalmente la ricerca dei significati ultimi. Il secondo senso è quello letterale, esso può riferirsi a ciò che va al di là del fisico, nel presente caso, nel sesso e nelle esperienze del sesso».

Evola, in Metafisica, raccoglie testimonianze storiche, tradizionali e scientifico-biologiche per dimostrare che il rapporto sessuale tra due esseri umani di sesso diverso è tanto più potente quanto i due elementi (uomo e donna) sono ontologicamente se stessi, determinati, distinti e differenziati. L’uomo, rifacendosi alla tradizione classica e preclassica, è l’elemento unitario (lo spirito, il cielo) mentre la donna è l’elemento diadico (la materia, la terra): la forma (l’uomo) che plasma la materia (la donna).

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