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Primato Nazionale n°31 . Una nazione in ostaggio

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L’Italia è chiusa in casa, un’intera nazione in ostaggio. Ostaggio di una pandemia terribile, che continua – inesorabilmente – a mietere vittime. Ma ostaggio anche di una classe politica fallimentare, che prima ha sottovalutato il coronavirus derubricandolo a «banale influenza», e poi non è riuscita a fornire risposte concrete ed efficaci a un popolo atterrito e sofferente. Ma il Covid-19 qualcosa di buono l’ha anche fatto: ha fatto strame di tutte le metafore dell’autorazzismo italico, per cui il «vero virus» è la paura, il razzismo e amenità varie. Insomma, ha riportato un po’ tutti alla realtà, spazzando via una narrazione ultra-ideologica e francamente imbarazzante. Ma non solo: il coronavirus ha anche fatto crollare tutta l’impalcatura che sorregge l’europeismo di maniera. L’austerità, i conti in ordine, il pareggio di bilancio, la «solidarietà europea» edificata sul Wi-Fi, le magnifiche sorti e progressive della globalizzazione. In altre parole, il Covid-19 è arrivato come una sentenza a condannare tutto un mondo, il globalismo e i suoi feticci. Ed è proprio che ha tentato di fare l’ampio focus del Primato Nazionale: individuare i colpevoli del disastro sanitario, illustrare le crepe dell’ideologia dominante e indicare delle direttrici per affrontare la catastrofe economica che ci attende. In effetti, una volta che la piaga sarà debellata, verrà il tempo di ricostruire sulle macerie. E non sarà impresa facile. Perché i globalisti non ne vogliono sapere di confessare il proprio fallimento. Come spiega il direttore Adriano Scianca nel suo editoriale, «passata la pandemia, inizierà la battaglia». E, malgrado ogni retorica ormai esausta, è comunque assai «significativo il fatto che, messo di fronte alla prova del coronavirus e della quarantena, il popolo italiano abbia reagito riscoprendo l’inno e la bandiera tricolore. L’inno di Mameli, non Bella ciao». Il coronavirus, infatti, «ci ha mostrato quanto sia forte, nella società, nonostante tutto, la fame di simboli forti, unificatori e vivificanti. Simboli che non verranno, ormai è chiaro, da quella tradizione politica dominante nelle élite, ma fallimentare come religione civile per tutti gli italiani, cioè dall’antifascismo». Per questo motivo il Primato Nazionale ha dedicato anche un corposo speciale alla cosiddetta «liberazione», che il prossimo 25 aprile compirà 75 anni. Tre quarti di secolo che non sono bastati a far dimenticare le malefatte dei vincitori, l’inconsistenza dei «resistenti» e la dolorosa perdita della sovranità nazionale. Una sovranità di cui, adesso, avremmo un disperato bisogno per rialzarci come popolo e nazione. Per il resto, il Primato Nazionale è come al solito ricco di rubriche e di approfondimenti. Da segnalare sono in particolare le interviste a due europarlamentari, Antonio Rinaldi (Lega) e Carlo Fidanza (Fdi), che hanno vissuto in prima persona il collasso dell’Unione europea, e che ci mettono in guardia dagli avvoltoi che già si apprestano a spolpare ciò che resta della potenza industriale italiana. E infatti un articolo è specificamente dedicato al Mes, quel Meccanismo europeo di stabilità che, qualora azionato, potrebbe mettere una seria ipoteca sul futuro di generazioni e generazioni di italiani. Non mancano neanche contributi di taglio più prettamente storico, come un’interessante confutazione delle «bufale» storiografiche messe in circolo dagli antifascisti per negare le conquiste del Ventennio in ambito sociale e previdenzialistico, dalle pensioni all’implementazione della sanità pubblica. Meritevole di menzione, infine, un articolo pensato per celebrare il centesimo anniversario della nascita di Federico Fellini, facendo luce su un aspetto poco noto della sua vita: i rapporti di amicizia che il regista romagnolo intrattenne con Julius Evola e, più in generale, con il mondo dell’occulto.

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