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Sentimento del fascismo

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Di Gianantonio Valli.
La pubblicazione, nell’agosto 1990, del “taccuino segreto” di Cesare Pavese ha riaperto la questione del senso e della genuinità dell’antifascismo pavesiano. Quelle note demoliscono non solo la corrente interpretazione data dallo scrittore di una abusata cultura resistenzialista, ma rivelano a chiare lettere la disonestà intellettuale e la miseria morale degli esponenti di quella cultura. Costituiscono inoltre il tassello mancante, la prova concretamente storico-politica dell’adesione di Pavese alla visione “pagana” del mondo, della quale è stato ultimo portatore il fascismo europeo. Se del piano “alto”, ideologico-filosofico, del fascismo pavesiano hanno testimoniato i “Dialoghi con Leuco”, le notazioni del “taccuino” riaffermano con lucidità e puntuale coerenza l’adesione di Pavese a quel complesso ideologico ed esistenziale. Che Pavese non sia poi riuscito a mantenersi fedele a quel suo essere e sentire, questo lo si deve imputare oltre che alla sua intima debolezza caratteriale, al clima di pratica repressione e di terrorismo culturale imposto nel dopoguerra dall’intellighenzia antifascista. In appendice il testo integrale del “taccuino segreto”.
Brossura 13,5 x 21,5 cm. pagg. 156.

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