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The Blueshirts – Un fascismo irlandese?

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Gli studiosi del fascismo come fenomeno internazionale non hanno in genere prestato una particolare attenzione alle Blueshirtsirlandesi […]. Può quindi sorprendere che una collana monograficamente dedicata all’analisi delle forze politiche che si sforzarono di promuovere, nel periodo compreso fra le due guerre mondiali, una “terza via” alternativa ed ostile al liberalismo e al comunismo, come è quella intitolata Fascismo/fascismi, diretta da Alessandro Campi per le edizioni Pellicani, inauguri i suoi case studies con un contributo così eccentrico qual è The Blueshirts di Maurice Maning. Ma la contraddizione è più apparente che reale.
Partire dal periferico dato irlandese significa infatti indicare, prima di tutto e una volta per tutte, che il fascismo rappresentò, nella sua epoca, un evento di portata continentale (e, tendenzialmente, universale), che ambiva ad incarnare una visione del mondo e un progetto di organizzazione della società in radicale antitesi a quelli proposti dalle culture politiche allora dominanti. Che quelle aspettative siano state non di rado frustrate, obbligando i seguaci di Mussolini o di Hitler a ripiegare sul più modesto traguardo della formazione di regimi di salute pubblica in funzione anticomunista, o che, laddove si concretizzarono, abbiano prodotto esiti ben diversi da quelli prefigurati da programmi e tesi dottrinali, non cambia nulla a questo dato di fatto […].
Se la traduzione pur tardiva di questo libro in Italia, nel paese cioè in cui più sviluppati sono stati gli studi sul movimento e sul regime mussoliniano ma nel contempo l’analisi della dimensione europea del fascismo è rimasta ad uno stadio arretrato, per non dire semi-primitivo, facesse progredire anche di un minimo questo dibattito, il servizio reso alla comunità scientifica da questa pubblicazione potrebbe rivelarsi prezioso.
Dall’introduzione di Marco Tarchi

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