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Vico precursore della nuova storia

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«Giambattista Vico (1668–1744), uno degli ultimi spiriti universali dell’Occidente, capace di parlare de omni re scibili». Così Fernand Braudel, nel tracciarne un sintetico profilo, rende omaggio allo straordinario sapere del pensatore napoletano. In questa ricerca si esaminano alcune influenze che gli studi vichiani hanno proiettato su due autorevoli e prestigiose scuole scientifiche del ’900 – le Annales e la Teoria delle Catastrofi – entrambe significativamente qualificate da una particolare attenzione attribuita al fattore tempo ed alla universalità della conoscenza. Proprio il tempo, difatti – dalla lunga durata braudeliana (quella più vicina alla semi-immobilità dove esso, per così dire, incontra lo spazio), alla storia dell’immaginario e delle mentalità, centrale negli studi delle Annales e della nouvelle histoire; dalle discontinuità di tempo, spazio e forme, oggetto di analisi da parte della Teoria delle Catastrofi, al tempo vichiano arricchito da elementi psicologici e collettivi, attraverso l’irruzione del tempo vissuto nella storia, le diverse velocità e scarti temporali propri del processo di civilizzazione dell’umanità –, costituisce l’imprescindibile fattore che accomuna studi ed esperienze metodologiche solo apparentemente distanti.

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